Breve indagine sulla formazione e sulle modificazioni dello stemma comunale

creato da Umberto Zambelli ultima modifica 17/11/2016 17:32
  1. Introduzione.
  2. Lo stemma della famiglia dei da Sala.
  3. Stemmi delle comuni delle quattro  legazioni.
  4. Lo stemma della Ufficio araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
  5. Il gonfalone del Presidente della Repubblica.
  6. Proposta di bandiera del Comune di Sala Bolognese

 

1 - Introduzione.

Si presenta una proposta per la realizzazione di una bandiera del Comune di Sala Bolognese che, richiamandosi alle tradizioni locali, rispondaad esigenze araldiche ed estetiche.

In questo modo si intende dotare il Comune di bandiere per l'esposizione all'esterno degli edifici comunali ed in luoghi pubblici.

Nella ricostruzione della storia della bandiera, occorre procedere all’individuazione e alla registrazione di tutte le varianti che lo stemma haassunto attraverso i secoli, rilevando di volta in volta  il  particolare  atteggiarsi  dell’emblema,  dell’insegna,  dell’ornamento  in  correlazione  al momento storico vissuto dal titolare dello stemma.

Per raggiungere tale scopo è necessario verificare  le fonti autentiche, in quanto documenti originali  che  offrono  i  dati  diretti  per  conoscere  gli  elementi  araldici  costituenti  lo  stemma,  in relazione  a  tempi  determinati,  e  le  modificazioni  successivamente  subite,  sia  nel  carattere  della figurazione sia della variazione compositiva.

 

2 - Lo stemma della famiglia dei da Sala.

La  famiglia  da  Sala affonda  le  sue radici  in  area  franca,  come  lasciano intendere  le  dichiarazioni  di   appartenenza alla nazione salica e di  obbedienza alla sua legge, rilasciate da alcuni suoi esponenti.

Il primo membro attestato dalle fonti del ramo della famiglia che si stabilì a Sala fu  Gisone,  il  cui  figlio  Alberigo  ottenne  in enfiteusi, nel 1014, dall’abate di Nonantola, Rodolfo, la corte e il castello di Sant’Agata e unaparte della corte di Sala (allora nel Modenese). I discendenti di Alberigo consolidarono ed ampliaronoi possedimenti di famiglia e si adoperarono per legarsi saldamente  ai potenti abati di Nonantola. Nella seconda metà del XI  secolo i da Sala detenevano  consistenti  beni  nella  corte  di  Sala.  La lotta  per  le  investiture  e  le  contiguità  con  il dominio matildico costrinsero la famiglia da Sala ascegliere inizialmente le parti dell’imperatore e, successivamente  alla  vigorosa  risposta  di  Matilde  di  Canossa,  a  diventare  fedeli  alleati  della Contessa.

La morte di Matilde e la disgregazione dei suoi domini determinarono un indebolimento del potere dei da Sala, connesso con il controllo del territorio. A metà del XII secolo essi iniziarono a cedere i possessi e si trasferirono a Bologna.

Fin dal loro  arrivo  a  Bologna i da Sala parteciparono  alla vita politica,  ricoprendo alcune magistrature comunali. A metà del secolo XIII si avvicinarono alla parte Guelfa e questa militanza evolverà in una fedele adesione alla politica bolognese della Chiesa di Roma. Impegnati in attività professionali  o  militari  si  dedicarono  al  notariato,  furono  mercanti  e  condottieri,  dottori  dello Studio.
All’inizio  del  1315,  Bertolino ottenne  l’investitura  cavalleresca  da  Catalano  Malavolti e nel  1355,  a  Milano,  in  occasione  dell’incoronazione di  Carlo  V  di  Lussemburgo  a  re  d’Italia, Catalano ottenne l’investitura cavalleresca.
Non  sembra  che  i  da  Sala  detenessero  un  titolo  comitale  come  signori  di  Sala,  perché nessuno  dei  membri  della  famiglia  viene  indicato  come  conte  in  nessuna  fonte  e  l’esercizio  dei diritti  comitali  non  era  certo  di  trascurabile  importanza.  Il  titolo  di  conte  compare  nella  famiglia solo  nel  secolo  XV  e  generalmente  associato  ai  beni posseduti  nella  valle  del  Setta  e  ciò  lascia supporre che esso fosse parte dell’eredità dei da Panico.

I Libri di famiglia dei da Sala, Giornale e Memoriale, recano entrambi lo stemma gentilizio: di rosso, alla sala di veicolo d’argento, con la bordura di blu caricato di otto bisanti rossi.

In un’altra versione differiscono i colori: bordo nero e 10 bisanti oro.

 

3 - Lo stemma della comune delle Quattro legazioni.

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L’iniziativa  araldica  del  cardinale  G.  Bedini è  documentata per la prima volta nel giugno 1851 quando i piani
di  restaurazione  del  potere  pontificio  nelle  Quattro  legazioni emiliane  romagnole  erano  stati  accantonati,  sotto  il  peso dell’autorità esercitata dal governo militare austriaco, il quale, con rispetto formale della dignità legatizia, aveva tolto a quest’ultimo ogni autonomia di decisione negli affari di qualcherilievo attinenti all’effettivo esercizio del potere

Per Bedini l’eventualità di una visita del pontefice divenne un’occasione per riaffermare la sovranità papale. Per solennizzare sotto  tutti  gli  aspetti  e  nel  più  fastoso  dei  modi  la  visita,  si accertò che  ogni  Comune  avesse  un  proprio  stemma,  così  che quelli, attraverso i quali fosse passato il corteo papale, potessero innalzarlo. Nonostante una genesi spuria degli stemmi dei Comuni, gli atti prodotti da questa indagine, all’origine di carattere puramente informativo e diambito interno, divennero di fatto, in progresso di tempo, documenti costituitivi del fondamento giuridico, considerato tale per mera presunzione, dal quale derivò il riconoscimento di un effettivo  diritto. Si ritenne infatti che gli stemmi contenuti in quei documenti fossero stati, almeno tacitamente, sanzionati dall’autorità competente. Di seguito furono  considerati  fonti  giuridicamente  valide  per  il  riconoscimento  degli  stemmi  dei  Comuni, prima compresi nelle Quattro legazioni, da parte dell’autorità regia, succeduta a quella pontificia.
L’iniziativa  del  cardinal  Bedini  acquistò  una  portata  significativa.  La  maggioranza  degli stemmi  ufficiali,  che  tuttora  i  comuni  del  territorio  ex  legatizio  usano  legittimamente,  è  quella segnalata fra il 1851 e il 1857 al Commissario pontificio straordinario.

Lo stemma del Comune era rappresentato su scudo semplice; campo rosso; l’emblema è una sala (assale) d’argento con due fori aperti; bordura: nera, caricata da 10 palle d’oro, 5 in capo,4 ai fianchi e 1 in punta. Con nota n. 262 di prot. del 30 giugno 1851 il Presidente della Commissione municipale della Comune di Sala G. Monteguti comunicava che: “Il detto stemma fu rilevato dal blasone alla parola Sala nel 1848, quando si volle dipingere in questo quartiere della guardia civica di facciata a quello di Sua Santità, altro stemma indicante il Comune di Sala. Si volle adottare lo stemma della famiglia dei Sala, perché questi furono i signori e feudatari imperiali fino al tempo
della famosa contessa Matilde… Avanti la suddetta epoca del 1848 il nostro Comune non si era mai dato pensiero di adottare alcun Stemma, forse perché Sala è una delle Magistrature che ha sofferto dei cambiamenti nel Regno Italico e sotto il pontificato di Leone XII …

 

4 - Lo  stemma  della  Ufficio  araldico  della  Presidenza  del Consiglio dei Ministri

Nel  1931,  in  seguito  al  rilievo  evidenziato  dal  viceprefetto  Gazzera  circa  la  necessità  del  riconoscimento  dello stemma comunale, il Comune, con deliberazione del podestà A. Zambonelli  del  27/5/1931,  determinava  di  assumere  a stemma del Comune di Sala Bolognese quello in uso nel 1848e quindi già riconosciuto dal passato Governo pontificio.

Con  provvedimento del  Capo  del  Governo,  il  Primo ministro  e  Segretario  di  Stato  B.  Mussolini  decretava  che
spettava  al  Comune  il  diritto  di  far  uso  dello  stemma  di  rosso, alla croce scorciata d’argento, col palo raddoppiato, caricato di due  rotelle  di  rosso  in  fascia,  colla  bordura  di  nero  caricata  di dieci  bisanti  d’oro,  a  cui  sono  aggiunte  le  insegne fasciste.  Contestualmente  l’Ufficio  araldico prendeva nota del provvedimento e iscriveva il Comune nel Libro araldico degli Enti morali.

Successivamente , per effetto della soppressione del Partito nazionale fascista, lo stemma comunale subì la modifica con l’eliminazione del “capo del littorio”.

 

5 - Il gonfalone del Presidente della Repubblica

In  risposta  alla  domanda  del  Sindaco  al  Presidente  della Repubblica, per la concessione di un gonfalone per uso del Comune, con decreto del Presidente G. Leone, in data 24 marzo  1976,  il  Comune  di  Sala  Bolognese  si  dotava  di detto  gonfalone,  realizzato  su  drappo  rosso,  riccamente ornato  di  ricami  d’argento  e  caricato  dello  stemma  (di rosso alla croce scorciata d’argento, col palo raddoppiato, caricato di due rotelle di rosso in fascia, colla bordura di nero  caricata  di  dieci  bisanti  d’oro)  con  l’iscrizione centrata in argento: Comune di Sala Bolognese. Le parti in metallo e i cordoni argentati. L’asta verticale ricoperta di velluto rosso, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia  sarà  rappresentato  lo  stemma  del  Comune  e  sul gambo  inciso  il  nome.  Cravatta  e  nastri  ricolorati  dai colori nazionali frangiati d’argento.

 

 

 

 

 

 

 

6 - Bandiera del  Comune  di  Sala Bolognese

La bandiera  del  Comune  di Sala Bolognese è costituita da un drappo rosso che misuri 7 moduli  di  larghezza  e  9 moduli di altezza.

Al  centro  della bandiera  campeggia  lo stemma  del  Comune,  uno scudo  sannitico di  rosso alla  sala  d’argento,  caricata di  due  rotelle  di  rosso  in fascia, colla bordura di nero caricata  di  dieci  bisanti d’oro.

Lo scudo è timbrato dalla corona del Comune, formata da un cerchio d’argento aperto da quattro posterle (tre visibili), con due cordonate  a muro sui margini, sostenente una cinta aperta da sedici  porte  (nove  visibili),  ciascuna  sormontata  da  una  merlatura  a  coda  di  rondine,  il  tutto d’argento  e  murato  di  nero.  Le  dimensioni  della  corona  sono:  larghezza  al  cerchio  di  5  moduli, larghezza massima di 8 moduli, altezza di 2 moduli.

Lo scudo è sormontato dall’iscrizione, centrata, in argento, “Comune di Sala Bolognese”. Lo  stemma  è  decorato  da  rami  di  ulivo  e  quercia,  fruttati  dello  stesso,  fra  loro  decussati, sotto  la  punta  dello  scudo,  fermati  da  un  fiocco  di nastro  tricolore  (verde,  bianco,  rosso).  Deve circondare lo scudo dell’arma dell’Ente.

Bibliografia:

“Dalla memoria alla famiglia : le vicende della famiglia da Sala attraverso i libri di ricordanze di Giovanni Gaspare e Bornio” di Alessandra Tugnoli Aprile, 1993, Ed. La Fotocromo emiliana

“I libri di famiglia dei da Sala” di Alessandra Tugnoli Aprile, 1997, Ed. Spoleto : Centro italiano di studi sull'Alto medioevo